Venerdì 31 gennaio • San Giovanni Bosco
Se c’è un dettaglio della vita di don Bosco che è evidente a tutti è che don Giovanni Bosco era veramente felice. Sì era un uomo e un prete felice, e questo lo vediamo nei diversi ritratti e nei diversi racconti e storie che abbiamo su di lui. Voglio quindi domandarvi con voi, stasera, quale è il segreto della felicità di don Bosco?
La prima risposta che possiamo dare è questa: don Bosco per essere un prete e un uomo felice ha ascoltato il Vangelo. C’è un modo di ascoltare che si basa solo sull’udito, ce ne è un altro, invece, che si fonda sull’agire concreto. Don Bosco ha studiato, letto, meditato il Vangelo di Gesù e lo ha incarnato nella sua azione. Ha capito che per essere felice doveva dare la vita, doveva vivere lo stesso amore di Gesù, un amore senza riserve, l’amore casto, l’amore che si dona tutto, senza se, ma,…. E in questo donarsi tutto come Gesù don Bosco ha visto a chi doveva portare il Vangelo: ai piccoli, a quel bambino che Gesù indica come Colui che è giù vicino al Padre! Quanti bambini don Bosco vedeva lungo le strade di Torino: senza cibo, sfruttati, senza istruzione, addirittura senza genitori e senza casa… in essi don Bosco non ha visto manodopera da sfruttare, diritti da calpestare, ha visto dei figli, dei figli che avevano smarrito il volto del Padre. Come Gesù ci ha consegnato il volto del Padre, così san Giovanni Bosco lo ha consegnato al suo tempo, senza riserve, anzi andando contro le ingiustizie e le maldicenze della Chiesa e dello stato. Eppure è la forza dell’amore che ha permesso don Bosco di andare avanti e di sognare!
Questo è il secondo aspetto: don Bosco non ha smesso mai di sognare. Dio per parlarci usa anche i sogni, e ci mette in testa sempre sogni grandi. Dall’oratorio alla basilica di Maria ausiliatrice: don Bosco non si è fatto rubare i sogni di vita che aveva, anzi. Ha riposto la sua speranza sempre nella fede in Gesù e in Maria. Non ha visto la fede come l’ultima spiaggia, un po’ come quando non sappiamo più che pesci pigliare. No. Don Bosco ha visto sempre nella fede la forza per andare avanti, sapendo che non tutto poteva passare dalle sue mani e dalle sue doti. Anche quando la morte gli strappa mamma Margherita, don Bosco, accerchiato dai suoi ragazzi, dice: ora è a Maria che ci dobbiamo affidare e io affido voi a questa dolce madre. La fede è sentire la tenerezza e la dolcezza di Dio, è sentire quella consolazione che da respiro e che da vita, che invita a rialzarsi, che invita a camminare e ad essere pellegrini su questa terra. Non orfani, ma figli: così diceva don Bosco a chi accoglieva nel suo oratorio o a chi incontrava per strada.
Infine il terzo segreto della felicità di don Bosco sta nella sua paternità. Una paternità che non ha mai deposto i tratti della gioia, una paternità che ha messo sempre al centro l’altro e non sè stesso, la propria persona, il proprio io, ma nell’altro ha messo al centro Gesù. Chi mette al centro Gesù sa vedere la vera gioia che passa dalle piccole cose, chi mette al centro Gesù vive la sua affabilità, la sua capacità di vicinanza, il suo desiderio di vedere una giustizia dove tutti si sentano accolti e abbracciati dalla sua misericordia. Una paternità adulta, che lo è diventata così già nel perseguire la sua vocazione a essere prete da bambino e ragazzo, nel donare sempre un aiuto e una mano a chi aveva bisogno!
Questo tre segreti, l’ascolto del Vangelo, la capacità di sognare, il desiderio di essere padre sono i segreti della felicità di don Bosco. E a lui stasera ci affidiamo perché questi segreti diventino i nostri punti cardine per vivere il cammino dei nostri oratori, ragazzi e giovani, adulti e anziani, insieme. Tre cardini di felicità che ci ricordano però che senza Gesù non possiamo essere pellegrini, senza Gesù non ci può essere speranza. Don Bosco accenda la fiamma della nostra fede, il desiderio della preghiera vera e sincera, il desiderio di un vero bene per tutti, nessuno escluso!