Il volto di Dio

Su ali d'aquila

Domenica 1 febbraio 2026 • IV Domenica dopo l'Epifania


Se devo immaginare il volto di Dio, lo penso come al volto di un bambino. Perché? Avete presente quando mettiamo davanti a un bambino le costruzioni, i lego, dei nuovi giocattoli: cosa succede? Nel bambino scatta il desiderio di costruire, di creare nuovi spazi, storie, mondi, escono sorrisi, pernacchie, suoni diversi, ma carichi di una creatività che noi adulti sempre stupisce, sempre ci lascia in noi il desiderio di ricordare la bellezza di quel tempo carico di spensieratezza e di vera felicità.

Dio è come un bambino: davanti all’abisso non si è fermato, ha creato, costruito, immaginato, sognato un tempo e uno spazio nuovo, un tempo e uno spazio di vita, un tempo e uno spazio dove potesse crescere non tanto la sua fama, ma il nostro desiderio di immaginare, sognare, conoscere. Dio costruisce e coinvolge, come fa un bambino, costruisce e coinvolge la nostra immaginazione a sognare, pensare, creare, desiderare nuovi spazi, nuovi tempi, nuovi sogni.

Dio è come un bambino. Quando un bambino vede una cosa brutta si spaventa, diventa triste, la rifiuta. Gli occhi dei bambini sono parole forti alla nostra saccenza, sono vere lame che ci aprono il cuore a una autentica verità. Quante volte schiviamo il volto di un bambino, per evitare di guardarlo? Quante volte quello sguardo mi fa più paura di quello dell’insegnante di quando ero bambino/a? Quello sguardo interpella il mio essere adulto, il mio essere capace di riconoscere il bene e il male, mi interpella nella mia vocazione di genitore ed educatore. Nello sguardo di un bambino si rivela il volto di Dio! Un Dio non giudicante, ma Padre che mi invita ad assumere la pienezza della mia vocazione, ad essere veramente in cammino come adulto, consapevole che il mio agire ha sempre un riflesso sul futuro, anzitutto di chi Lui mi ha messo accanto!

Dio è come un bambino perché davanti al male che c’è e si vede, un bambino ha una grande fede, carica di speranza per un mondo e un tempo migliore. Sono il nostro futuro, ma perché è la loro piccola forza che ci spronano a crescere, a migliorare, ma soprattutto a cambiare, ad essere capaci non di evitare le tempeste, ma a starci dentro con la fiducia che non siamo soli, che nessuno è distante, nemmeno il Signore che si è addormentato, schiacciato dalle fatiche del ministero. Come un bambino è imperterrito nelle scelte di bene, così lo è anche Gesù, che ci domanda, a noi grandi: perché non hai fede nel dono che sei e che puoi essere?

Questo è il Dio a cui voglio credere: un Dio che continua a creare, sperare, immaginare, sognare un bene autentico; un Dio che sa aiutarmi a riconoscere il bene e a rifiutare il male che divide e acceca; un Dio che mi invita ad avere fede nella vocazione alla Vita a cui io sono chiamato!
 

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