Fate quello che vi dirà

Su ali d'aquila

Domenica 18 gennaio 2026 • II Domenica dopo l'Epifania


Meriba: il luogo dove l’uomo ha dubitato di Dio, dove Mosè, Aronne e il popolo si sono bloccati alla sterile lamentazione contro Dio. Quante Meriba abbiamo nel nostro cuore? Quanti lamenti, anche giusti, abbiamo verso Dio?

Davanti allo strazio del lamento che ingrigisce i cuori e rischia di farci perdere ogni speranza, ogni luce nel cammino, ecco Cana di Galilea, ecco sopratutto Maria! Maria, donna sempre attenta ad ogni dettaglio, si accorge che in quella festa di nozze che aveva accolto tutti, compreso Gesù e i suoi compagni di viaggio, manca il vino, manca l’elemento che da gioia e sapore alla festa della vita! Maria si rivolge al Figlio non per chiedergli una dimostrazione, ma con un atto pieno di fede, quell’atto di fede che continua con questa esortazione per noi: fate quello che vi dirà!

Fare quello che il Vangelo ci invita a vivere! E cosa ci invita a vivere? Ci invita da una parte a non lasciarci rubare la luce e la speranza della fede, ma invece a partire da quello che ci manca e da quel poco che abbiamo per lasciarci incantare dal molto che Dio ci può donare. E’ interessante: il primo segno di rivelazione di Gesù avviene in un contesto di festa, avviene in mezzo alla gente che rischia di perdere il senso della felicità. Dio ci invita, invece, a credere, a credere in noi, nel nostro poco, e a lasciarci incantare, stupire da quanto bene lui può donare: questa è fede! La fede che paradossalmente Dio ha anzitutto verso di noi, verso il nostro cammino: il Padre ci dona il Figlio perché non venga a meno in noi quella speranza che ci dona vita, la speranza di non essere soli, la speranza di trovare sempre una luce la dove all’apparenza ci sembra siano solo tenebre.

Chi accoglie la fede, accoglie la missione a cui noi tutti siamo chiamati: imparare ad aiutare, accompagnare il vissuto dei fratelli a partecipare a questa festa della vita, al banchetto dove Dio vuole che niente e nessuno manchi, ma ci sia abbondanza di vita, gusto nella forza del Vangelo che sa trasfigurare ogni nostra piccolezza in un gesto d’amore forte e unico. Maria è colei che ha accolto questa missione: accogliere il Verbo che si è fatto carne per indicarcelo con il suo silenzio. E la nostra vita a quale missione è chiamata? Indipendentemente verso quale meta, una comunque rimane la chiamata: quella della felicità, la felicità dell’essere figli nella storia amati da un Dio che continua ad amare follemente il nostro cammino.

 

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