Meditazione nel Mese dell’Educazione 2026
dal Vangelo secondo Luca (Lc 4, 14-22)In quel tempo. Il Signore Gesù ritornò in Galilea con la potenza dello Spirito e la sua fama si diffuse in tutta la regione. Insegnava nelle loro sinagoghe e gli rendevano lode. Venne a Nàzaret, dove era cresciuto, e secondo il suo solito, di sabato, entrò nella sinagoga e si alzò a leggere. Gli fu dato il rotolo del profeta Isaia; aprì il rotolo e trovò il passo dove era scritto: «Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l’unzione e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio, a proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; a rimettere in libertà gli oppressi, a proclamare l’anno di grazia del Signore». Riavvolse il rotolo, lo riconsegnò all’inserviente e sedette. Nella sinagoga, gli occhi di tutti erano fissi su di lui. Allora cominciò a dire loro: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato». Tutti gli davano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca.
Mi lascio ispirare oltre che dalla Parola ascoltata, anche dalla lettera apostolica che Papa Leone XIV ha scritto lo scorso 28 ottobre 2025, a sessant’anni dall’approvazione della dichiarazione conciliare Gravissimum educationis.
Il Papa anzitutto rilancia per le comunità educanti l’importanza di fermarsi per ascoltare la Parola. Una Parola che sempre prima di parlare agli Altri, parla a noi, al nostro cammino, alle nostre vite. Il Vangelo di domenica scorsa è la presa di coscienza da parte di Gesù della sua missione: portare ai poveri il lieto annuncio, liberare i prigionieri, dare la vista ai ciechi, liberare dalle oppressioni. Gesù viene per dire all’uomo l’immagine vera che Dio desidera che ognuno di noi abbia in verità: l’immagine di un figlio amato da Dio, che vede Dio non come un ostacolo o problema al cammino, ma veda il suo amore riflesso nella comunità dei figli. La prima domanda quindi riguarda noi: quali resistenze e quali povertà metto stasera davanti al Signore, in questi primi giorni del nuovo anno? Quali aspetti della mia vita desidero che Lui dia pace a me, al mio cammino e alle persone coinvolte in essi? Diceva S. Agostino: il maestro autentico suscita il desiderio della verità, educa la libertà a leggere i segni e ad ascoltare la voce interiore.
Da questo ascolto interiore, parte un secondo invito: guardare la realtà a noi affidata al nostro povero servizio con gli occhi di Gesù. L’atto che noi compiamo stasera dice anzitutto la potenza del noi: nessuno è un educatore solitario in questo tempo così complesso, nessuno si deve sentire solo. Quando il lamento sorge in noi, è perché stiamo affrontando da soli una sfida. Ripartiamo, invece, dal credere nella potenza dell’essere una comunità unita nelle diverse sue sfumature, una comunità in cammino con la Chiesa. E’ un noi, un insieme di voci e di sguardi che può rinnovare l’azione ministeriale di Gesù: uno sguardo che entra veramente nelle storie delle persone, che non le giudica, che cerca di entrare nel cuore vero delle cose. Questo è il valore vero del nostro servizio: non consegnare le nostre persone, ma la forza di quell’incontro con il Signore di cui noi diventiamo strumenti di incontro per i ragazzi a noi affidati. Senza la formazione, anzitutto direi la cura spirituale del nostro cammino, non possiamo accompagnare in un tempo così frastagliato, che ha bisogno sempre di conoscenze e di atteggiamenti e parole rinnovate. Diceva Papa Francesco ai giovani nella GMG di Lisbona: siate protagonisti di una nuova coreografia che metta al centro la persona umana, siate coreografi della danza della vita!
Infine, l’ultimo invito. E’ nel credere in un cammino personale e comunitario che possiamo attuare un vero discernimento e dare una direzione autentica al cammino dei nostri ragazzi, giovani e famiglie. Il discernimento non deve scadere nella proposta bassa, o peggio in ciò che fa comodo a me o che corrisponde alla mia persona. Il discernimento deve avere un ampio respiro, considerare tutte le coordinate, compresa quella della comunità. L’azione della comunità educante è una azione di diaconia, volta a favorire la comunità, non appesantendo le sue membra. E’ questa premessa importante che ci permette di adempiere al mandato del Papa: disegnare mappe di speranza parlando al cuore dei nostri ragazzi e delle loro famiglie. Dobbiamo accendere i cuori, perchè siano astri nel mondo, tenendo alta la Parola di Vita (Fil 2,15-16).
Questo è lo stupore e la meraviglia che siamo chiamati a creare in questo tempo: non soggetti e condizionati alle sfide, ma vedendole invece come nuovi sentieri dove lo Spirito manda noi! Ci manda invitandoci a rinnovare la fede nel Signore e negli strumenti che ci ha donato per essere uniti a Lui nella comunità (i sacramenti). Ci manda fidandoci della Parola di vita scritta in ciascuno di noi. Una Parola che è tassello prezioso per la mappa di speranza che siamo chiamati a scrivere in questo tempo per il bene della Chiesa, per il bene dei nostri ragazzi e del futuro.