Domenica 4 gennaio 2026 • Domenica dopo l'Ottava del Natale
Colpisce lo stupore che invade la sinagoga di Nazareth quel giorno nell’ascoltare le parole del loro compaesano e parente, Gesù. Colpisce perchè l’effetto di quelle parole non hanno solo un riflesso nella sinagoga, ma anche nella vita quotidiana. Luca sembra ampliare l’effetto di quelle parole che suscitano meraviglia nella vita della gente di Nazareth. Meraviglia per una Parola di grazia che trova carne e concretezza in Gesù.
Parole di grazia, parole che fanno bene. Questo è il Vangelo: una Parola che fa bene al cuore dell’uomo. Un cuore che vive la condizione del prigioniero, della povertà, dell’assenza di libertà, un cuore che rischia di stare e di vivere nelle tenebre. Queste ferite del cuore per Dio non sono accettabili: non è così la Creatura che Dio ha voluto e pensato. Dio condivide, sta nelle nostre ferite, e cerca una nuova via di grazia, una via di speranza. Ecco la Porta che apre un nuovo tempo di grazia, un tempo di pace, un tempo di novità per l’uomo: Gesù. Gesù rifiuta la parte della parola di Isaia dove si narra delle vendette di Dio: il Dio di Gesù Cristo assume la nostra carne di peccato non per richiamare i diritti di Dio, ma per accompagnare le nostre vite a riscoprire la condizione di grazia, la nostra vera identità. Il Dio di Gesù Cristo rifiuta la verga, è carezza tenera alla vita dell’uomo, alle nostre vite!
Oggi si è compiuta questa scrittura. Il vero frutto del Natale deve essere questo compimento, cioè l’aver riscoperto nella nostra vita un tratto autentico del volto di Gesù, di un volto che riabilita, rialza l’uomo, di un volto che lo aiuta a essere vero. In questi primi giorni del nuovo anno tutti pregano per i fatti tristi che capitano nel mondo, dalla tragedia di Crans Montana alle diverse ferite legate ai botti del primo giorno dell’anno, alle guerre che continuano implacabili il loro corso di sangue. Tutti “sfruttano” la preghiera nel momento del bisogno o del dolore, ma pochi si domandano quale umanità veramente stiamo creando. La vita di un quattordicenne o di un sedicenne deve morire il primo giorno dell’anno tra fiumi di alcool, fiamme illegali rese lecite dalle nostre nazioni, e, soprattutto, davanti alla meschinità dell’economia che uccide l’uomo a frutto del guadagno? Il Vangelo non è Parola per false consolazioni! Il Vangelo è grido forte per una vera umanità giusta, per il vero Uomo che sta nel cuore di Dio! Questo è l’uomo a immagine e somiglianza del Figlio, questa è la vera meta del Natale: aiutarci a ricostruire e a far rinascere una umanità veramente adulta, veramente capace del gusto della vita e non della morte che fa decadere ogni cosa, compreso il momento dello svago e del riposo, nella lancetta della morte.
Diceva Madeleine Delbrel: “Forse Dio è stanco di seguaci austeri, di eroi dell’etica nelle loro celle. Forse ora vuole dei giullari, felici di vivere, come San Francesco sulle strade dell’Umbria; dei prigionieri, usciti dalle segrete, che danzano nel sole”. Che il Sole di Cristo aiuti la nostra umanità veramente a danzare il canto di vita dei figli, a danzare per vivere la vera gioia dell’essere salvati, dell’essere liberati, la vera gioia che sta nel vivere l’Amore che Dio ha per tutti noi.