Che immagine hai messo?

Parole col cuore

Parole col cuore


Nell’acceso dibattito tra Chiesa e laicità si cita spesso un passo diventato famoso: “Date a Cesare quello che è di Cesare e rendete a Dio quello che è di Dio”. Ma il nucleo di quel Vangelo sta prima: “Di chi è l’immagine sulla moneta?”. Quale immagine emerge di Dio?
Oggi ha senso ancora difendere l’immagine di Dio? Ce lo chiediamo alla luce di un principio fondamentale, chiaro agli adulti: “Ieri ero intelligente e volevo cambiare il mondo, oggi sono saggio e sto cambiando me stesso” (Gialal Rumi).
Quindi per capire cosa rendere a Dio, guardiamo a Cesare. Ognuno ci metta il suo nome: quale è la mia immagine? (non “che immagine metto?” su questo o quel social). Da chi o da cosa sono coniato? Chi o che cosa mi dà forma? Cosa ho impresso in me? Non è che per caso mi spaccio come moneta falsa?
La mondialità, la missionarietà, l’apertura al mondo spalancano nuovi orizzonti. Invece, “molti confondono i limiti del proprio campo visivo con i confini del mondo” (Arthur Schopenhauer).
Papa Francesco ha indicato per tutti alcune insidie da evitare. Il rischio di dare a Cesare quello che è di Dio, per lui diventa auto-referenzialità cioè ripiegamento su se stessi, dedicando energie solo alla propria auto-promozione, rivendicando i propri spazi con ansia di comando e elitarismo, senso di superiorità e insofferenza che genera isolamento.
Da qui poi deriva il rischio di dare a Dio quello che è di Cesare, ammalandosi di astrazione staccata dalla realtà, addomesticando e verniciando tutto a propria preferenza, con laboratori di funzionalismo a vantaggio di chi gestisce.
Se Cesare conia monete, Dio conia l’uomo. Da qui l’impegno a vivere la vita là dove la vita accade: con gratitudine e gratuità, umiltà e pazienza, col gusto di facilitare e non di complicare, con prossimità alla “vita in atto” prendendo le persone così come sono. “Terra di missione” siamo noi. “Tutti pensano a cambiare il mondo, ma nessuno pensa a cambiare se stesso” (Lev Tolstoj).
San Paolo indica il come: l’operosità della fede, la fatica dell’amore-carità, la fermezza della speranza, il tutto agito però con profonda convinzione o coerenza.
Dare a Cesare ciò che è di Cesare, dare a Dio ciò che è di Dio, dare a se stessi ciò che è di se stessi significa rendersi conto che forse per il mondo sei solo una persona, ma per qualche persona sei tutto il mondo.                     


 

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