Parole col cuore
Giuseppe è innamorato di quella donna silenziosa: nessun sangue dinastico a casa di Lei, nessuna risonanza nel nome del suo villaggio, nessun segno del mistero di una bellezza celata.
Lei è Maria: insieme si chiamano con le sillabe povere dell'amore nobile. Lui, lei e l'Altro. Tradimento? Vergogna? Sospetto? Quella fanciulla era il suo sogno, nella sua dolce bellezza aveva riposto le sue speranze, nel candore dello sguardo aveva pace in cuore. Sotto quel cielo di Galilea, Maria l'ha puntato negli occhi, l'ha accarezzato e gli ha rovesciato in poesia il suo amore.
Solo lui, umilissimo sognatore, poteva intendere quel linguaggio. Lei gli parlò del suo Dio, di un angelo del cielo, di un mistero di millenni lontani, di un sogno nascosto nella mente del Creatore. E lui divenne protagonista inaspettato di una storia scandalosa,
L'amore ha un prezzo e ben presto Giuseppe lo intuisce. Maria deve uscire dalla sua vita. Lei, nel suo grembo profumato d'eternità, custodisce un figlio e lui non lo sa. Allora l'entusiasmo viene meno, germogliano i dubbi, serpeggia la tristezza.
Medita sul da farsi. Non sa, che anche per lui Dio ha tessuto una melodia. Nel dramma di quella paura, lui, intagliatore in una bottega, cosciente della sua piccolezza, viene salutato da un angelo con rispetto: "Giuseppe, figlio di Davide, non temere". Dio tornerà ad ogni passo cruciale per dirti: "Non temere d'esserti smarrito. La strada è quella giusta".
Giuseppe sorride: Maria gli è rimasta fedele, nulla di strano nel cuore di Lei. Solo un Dio di mezzo: imbarazzante, ardito, infuocato. Nel Vangelo di Giuseppe non c'è sillaba alcuna. Solo la sua grandezza, oltre la sua Donna:
Lei si è fidata dell'Onnipotente, lui ha scommesso tutto sulla fragilità di una creatura. La sua creatura.
Quella dalla quale nascerà il Cristo, chiamato Messia. Quella per la quale metterci la faccia era la dichiarazione d'amore più bella.
Signore, noi siamo i "soliti fessi". Quelli che "al dunque" non si tirano indietro. Che non sanno mai trovare la scusa per dire “Non ho potuto venire". Quelli che dicono: "Ormai ci siamo impegnati, non possiamo tirarci indietro". Che si ritrovano "sempre gli stessi" a lavorare, a sgobbare. Quelli che devono inghiottire amari bocconi perché gli altri oltre a non lavorare ti prendono anche in giro. Signore, è duro. Siamo sempre in tanti ad avere idee, progettare, programmare. Ma poi, a lavorare, chi scappa di qua, chi di là, chi non può, chi non si ricorda. E noi i "soliti fessi". Ci arrabbiamo, diciamo che questa è l'ultima volta; ma sappiamo che non è vero. Perché non siamo soli. Ci sei Tu. Tu non hai mai tagliato la corda. Aiutaci a stare in tua compagnia: anche Tu ci sei sempre! (don Tonino Lasconi).