Consacrati

Su ali d'aquila

Domenica 05 novembre 2023 • Cristo Re dell'Universo


La meta del nostro cammino di Chiesa è l’incontro con il Signore Gesù. Ce lo ha ricordato l’ultima tappa di questo anno liturgico, ce lo ricorda la festa di oggi che guarda alla regalità di Gesù. Regalità di Gesù, del figlio di Dio, che diventa la nostra regalità ogni qual volta accogliamo in noi la sua vita, ogni qual volta ci edifichiamo nel suo amore.

Da questo aspetto comprendiamo l’attesa che Dio dona a Davide nel suo progetto serio e rispettoso di costruire un tempio a Dio. Se Davide usa come misura il suo prestigio rispetto a come Dio vive, Dio guarda in lontananza e con più profondità il desiderio di Davide. Dio sì desidera una casa, ma non una casa di mattoni, di pietre preziose, di altari. La casa che desidera Dio è la nostra umanità riconciliata, umanità che si nutre della sua pace, della sua presenza, del suo amore. E’ questa umanità il trono stabile per ogni assetto mondiale, è questa umanità l’unica certezza che rende l’uomo veramente un essere umano, un uomo di carne e non dal cuore di pietra! Vivere con Dio non vuol dire vivere in una religiosità stretta e dura, ma vuol dire incarnare il suo modo di agire, di discernere, insomma avere quello sguardo che desidera sempre non il bene più vicino, ma il bene duraturo, e quindi la vera pace per l’uomo perchè è in essa che l’uomo è Uomo!

Non è caso quindi la risposta unica e decisa che Gesù da a Pilato. Possiamo avere tuti i poteri del mondo, possiamo vantarci anche di un potere che si nutre di corruzione e di male, ma nonostante ciò la verità trionferà sempre. E la verità non è una affermazione sfacciata, ma è un ascolto profondo che guarda sempre al vero bene. Noi siamo il regno di Dio, il regno del Padre nel Figlio ogni qual volta edifichiamo quella che Paolo VI chiamava la civiltà dell’amore, ogniqualvolta noi guardiamo nella libertà gli occhi del fratello e della sorella, guardiamo al suo vero bene. Siamo parte della regalità di Gesù se lasciamo che il nostro cammino guardi alla verità del nostro essere, alla sua vocazione alla vita. Chi invece chiude il suo cuore nel guardare sempre a sè stesso, nel guardare ai suoi interessi, chi chiude il suo cuore nel male e in qualsiasi genere di mafia, non ha la vita, non vive perchè è servo della morte. Nelle parole di Gesù c’è quindi sottesa una provocazione per noi: chi stiamo servendo? In quale orizzonte cresce la nostra vita?

Chi vive in Cristo possiede una conoscenza alta, la conoscenza non del sapere, ma quella della vita che contempla e guarda a quanti e continui miracoli di amore il Signore mi dona. Cresciamo nella conoscenza crescendo in uno sguardo che contempla l’amore, che vede le sue fattezze anche in uomini e donne del quotidiano, che danno la vita proprio come la da Gesù. Sono santi anche questi fratelli e sorelle, sono illuminati dalla grazia dello Spirito, sono germi di verità.

La festa di Cristo Re ci richiama quindi a come siamo chiamati a vivere il tratto del nostro cammino terreno. E ce lo ricorda, oltre che la Parola, anche un segno che abbiamo ricevuto, l’olio. L’olio dei catecumeni che ci ha sciolto dal male da noi non compiuto, ma sperimentato; l’olio degli infermi consolazione nel momento della prova, ma soprattutto l’olio del crisma, l’olio dei sacerdoti, dei re, dei profeti, l’olio che ci rende simili a Cristo, che ci rende come Lui, capaci del suo modo di agire e di essere. Siamo Chiesa se guardiamo a Cristo, se come Lui nella relazione con il Padre ci lasciamo edificare nella verità che rende liberi, nella verità che amplia lo sguardo, che apre la conoscenza, nella verità che ci rende veramente figli di Dio, discepoli in cammino con i santi verso la gloria del Padre che contempliamo nel Figlio!
 

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