Domenica 6 settembre 2026 • II Domenica dopo il Martirio

Una certezza ci da la Parola di questa domenica. Sempre l’uomo ha affrontato momenti di buio, momenti grigi, momenti di domanda e dubbio. Quale è allora la strada per uscirne? La Parola ci indica il passo della fede come strada, ma cosa vuol dire vivere la fede?


Vivere la fede vuol dire imparare a gustare una luce che riscalda il freddo del cuore delle nostre giornate. Una luce che ci invita a rialzare lo sguardo, a non ridurre la nostra vita alle ferite. Una luce che nella sua gentilezza, come amava dire S. John Henry Newman, ci fa vedere attraverso le piccole cose di ogni giorno che non siamo soli. Una carezza, un sorriso, la vicinanza di una persona, un abbraccio, una parola che rilancia il cammino… quanti segni di luce la nostra vita può vivere e gustare. Una luce che invita a non ridurre la nostra vita al male vissuto o subito, che invita a non ridurre la nostra vita a un destino chiamato alla fine, una luce che invita a essere e a stare nella speranza, nel sogno e nell’impegno a desiderare sempre un mondo migliore.


Vivere la fede vuol dire capire cosa sta a fondamento, a principio di questa luce gentile. Tutto quello che abbiamo detto poco fa sono i piccoli miracoli che Gesù attraverso la nostra povera umanità continua a compiere attraverso di noi. Il Signore non si stanca e non si ferma davanti al non senso che attanaglia la nostra storia, il Signore continua a credere nella forza della creazione insita in ciascuno di noi. Una forza che ha radice in Lui, che ha radice nel suo legame con il Padre. Gesù è Dio perché vive e sta in questo legame unico con il Padre. Tutto ciò che compie e vive lo vive in questo legame unico. E da questa unicità che non solo può compiere, ma vive anche i passi decisivi della sua vita, tra cui il mistero della Pasqua. Mistero incomprensibile nel male, totalmente comprensibile nell’Amore. Può un Padre dimenticarsi del suo Figlio? Questo è il mistero di Dio: amore che non si dimentica dei suoi figli, che soffre quando uno di loro si allontana o, peggio, rifiuta il dono della vita.


Vivere la fede vuol dire nell’Amore di Dio essere uomini e donne della risurrezione. Vuol dire imparare ad alzarsi dal non senso del male. Il male non si sconfigge sempre con controproposte o con voci. Il male si sconfigge con il silenzio che ama, con il silenzio che guarda oltre non con indifferenza, ma con un cuore ferito che dice il suo eccomi, senza se e senza ma. E’ il cuore di Gesù, un cuore ferito, ma carico di amore e compassione per tutti, carico ancora una volta del desiderio che ogni discepolo sia testimonianza della sua luce, della sua gloria, della gloria che abita tutta la terra, tutto il creato, tutta l’umanità. Testimoniare la risurrezione vuol dire credere veramente che è la vita la vera e unica Parola che guida il cammino dell’uomo. La Vita che crede nei legami, la Vita che costruisce ponti, la Vita che abbraccia e non giudica o ferisce. E’ la Vita di Dio, è la promessa insita in ciascuno di noi, è la testimonianza che deve abitare i discepoli di oggi, come i discepoli di ieri.


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