Domenica 30 agosto 2026 • I Domenica dopo il Martirio

Cercava di vedere Gesù. Dove sta la fatica di Erode a vedere Gesù? Erode potrebbe tutto, potere è volere per Lui, un uomo così ricco e nobile allo stesso tempo. La fatica di Erode sta nel cuore: c’è sì un desiderio di vedere Gesù, ma per averlo sotto controllo, sottometterlo a un volere proprio, non per lasciarsi interpellare nell’oggi.


Questa è la forza di chi crede in Gesù. Chi crede in Gesù non smette di cercarlo, non si accontenta dei passi compiuti, non si accontenta delle risposte trovate nel cammino. Ecco il motivo per cui Gesù desidera portare i discepoli in un luogo deserto: il rischio falso dell’evangelizzazione è accontentarsi del poco o peggio ridurre la Parola annunciata a un merito di salvezza personale. Evitare che la superbia monti, avere un cuore libero puro: questo è il segreto di chi annuncia il Vangelo, lasciare risplendere Cristo e non la propria persona nell’annuncio che doniamo. Chi crede in Gesù lo cerca con un desiderio di verità e che sa mettere davanti la propria povertà e sete, perché non sono ostacolo, ma sono invece strade dove sperimentare la forza dell’amore che salva, la forza della croce.


Gli avvertimenti che ascoltiamo dal Vangelo riguardano un po’ tutte le letture. Sono un richiamo a non lasciarci sopraffare dal male che agisce nella storia. Il male è capace di ingannare e di generalizzare, farci perdere il sapore buono della vita che dona amore e non trattiene. Il male prende una immagine negativa, la rilancia, la fa rimbalzare su centinaia di storie fino a giungere all’obiettivo: “Perché credi? Perché ti sposi? Perché scegliere? Non sei capace di fedeltà!”. Ed ecco quindi l’arroganza, l’incertezza, il sospetto fino ad arrivare a creare un essere talmente ferito anche nella presa di coscienza di sé da definirsi liquido, incapace di un “per sempre”. La cultura del sospetto porta quindi a dubitare di Dio, a non credere, o peggio ad assumere la propria persona come divinità falsa.


Davanti al male di ogni tempo ci interpella nel nostro cammino il mistero della croce. La croce è una doppia via: o via di morte di uno sfortunato, oppure via di una creatività e di una luce nuova. Se agli occhi dei molti il crocifisso di Nazareth è un condannato che vive la morte dell’infame e del traditore, Gesù trasforma quell’ora in un atto di creazione nuova: ci dona la sua madre, Maria, apre la porta al più distante da Dio a causa dei suoi peccati, ascoltando la richiesta di fede e di persone, e infine Gesù ci insegna che anche nel momento più grande della disperazione umana, il Padre è con te.


Questa è la luce della fede con la quale Paolo esorta la comunità di Efeso a credere: è la luce che crede nella forza della nostra vita. Paradossalmente la vera fede passa dalla fiducia che abbiamo verso di noi, dalla forza di vita che possiamo essere.


La Parola ci invita quindi “a dare la forma” a chi crede in Gesù. Chi crede in Gesù sono tutti quegli uomini e bambini, giovani, adulti e anziani che davanti alla storia non rinunciano alla loro identità, ma la affrontano, abbandonandosi con fiducia all’amore del Padre. Ecco perché guardiamo alla croce e al crocifisso come nostro simbolo di identità: guardiamo a lei per ricordarci che nella vita sempre ci saranno sfide e salite, momenti bui e difficili, ma con Cristo, con Lui tutto è possibile e assume un volto nuovo. Questo vuol dire vivere la gioia piena della vita. La gioia di chi non ha tutto e non vuole avere tutto, ma è la gioia di chi sa che sempre la mia vita sarà amore, luce, speranza, invito a credere e ad affidarti a Dio chiamandolo Padre. Questa è la nostra gioia, la gioia di non semplicemente sentirci amati, ma soprattutto di sentire che c’è un Padre che mai smetterà di amarmi per quello che sono. Questa è la nostra testimonianza: l’ora del cristiano è l’ora dell’amore, l’ora della vita, l’ora della forza del “per sempre”. Ed è scommettere in questa ora la partita più bella e affascinante della vita, la partita che ti fa sentire vero il messaggio che Dio ogni giorno scrive in noi: “Tu sei amato, tu sei vivo! Io sono con te!”.


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