Sessant’anni di ministero sacerdotale vissuti nella fedeltà a Cristo, alla Chiesa e alle persone incontrate lungo il cammino
Lunedì 10 agosto, alle ore 10.00, nella piazza antistante la Chiesa di San Lorenzo a Veniano, la Comunità si è riunita per celebrare l’Eucaristia nella memoria liturgica di San Lorenzo, diacono e martire, e per rendere grazie al Signore per i sessant’anni di ordinazione sacerdotale di don Nello Pozzoni, vicario della Comunità Pastorale.
Una celebrazione particolarmente significativa, alla quale hanno preso parte don Marco, don Matteo, don Guglielmo, padre Leonardo Terzaghi e il diacono Giambattista Sordelli, insieme a numerosi fedeli.
Nel saluto iniziale, don Marco ha ricordato il legame tra la testimonianza di San Lorenzo e il ministero sacerdotale di don Nello: sessant’anni di servizio alla Chiesa, di annuncio della Parola, di celebrazione dei sacramenti e di vicinanza al popolo di Dio. Un lungo cammino per il quale tutta la Comunità ha innalzato al Signore il proprio rendimento di grazie.
Al canto del Gloria è stato inoltre compiuto il tradizionale rito ambrosiano dell’incendio del faro, segno che richiama il martirio di San Lorenzo e illumina simbolicamente la celebrazione.
«Sono un prete felice di appartenere alla Chiesa»
Nell’omelia, don Nello ha scelto di condividere con semplicità alcuni pensieri maturati durante i suoi sessant’anni di vita sacerdotale. Partendo dalle parole di papa Leone XIV sul legame profondo tra il sacerdote e Cristo, ha sottolineato come quanto più radicale è l’appartenenza a Cristo, tanto più autentica diventa l’appartenenza alla comunità cristiana.
Sessant’anni di ministero diventano così non soltanto un anniversario da celebrare, ma un’occasione per rileggere la propria storia fatta di gioie e sofferenze, vittorie e sconfitte, incontri e fatiche.
Don Nello ha parlato della propria esperienza con grande umiltà, riconoscendo anche le fragilità e i limiti che hanno accompagnato il suo cammino. Ma proprio dentro questa consapevolezza emerge una certezza: Dio continua a chiamare e a sostenere, anche attraverso la povertà e la fragilità dell’uomo.
Tra i passaggi più significativi dell’omelia c'è il riferimento alla gioia di appartenere alla Chiesa e alla Chiesa ambrosiana:
«Sono un prete felice di appartenere alla Chiesa e alla Chiesa ambrosiana.»
Una gioia che, secondo don Nello, non nasce dall'assenza di difficoltà, ma dall’imparare a stare davanti a Dio, nell’ascolto della sua Parola, anche quando essa diventa rimprovero, sostegno nella fatica o esperienza del perdono.
Il sacerdote: un uomo fragile chiamato a vivere di Cristo
Una delle domande che attraversano la riflessione di don Nello è quella sull’identità del sacerdote: «Chi è il prete? Chi sono io?»
Dopo sessant’anni, la risposta non è quella di una persona che presume di aver raggiunto una piena comprensione del proprio ministero. Al contrario, è la risposta di chi continua a lasciarsi interrogare dal mistero della chiamata.
La forza dell’Eucaristia
Nel racconto di questi sessant’anni, un posto centrale è occupato dall’Eucaristia. Don Nello ha confessato di sentire ancora oggi il bisogno di fermarsi davanti a Cristo, Pane di vita, per lasciarsi nuovamente stupire dal mistero dell’Eucaristia.
Quel «perdere un po’ di tempo» davanti a Cristo diventa così tutt’altro che tempo sprecato: è uno spazio necessario per la fede, per il sacerdote e per ogni credente.
Dopo sessant’anni, don Nello sente ancora il bisogno di rinnovare con convinzione la professione di fede: Gesù è il Signore. Ed è proprio Cristo, fattosi cibo e bevanda della nostra vita, il cuore della Chiesa e della sua missione.
Una chiamata che diventa servizio
Rileggendo la propria storia, don Nello ha ricordato le tante esperienze vissute, le prove, le amicizie, le preoccupazioni e anche i momenti nei quali ha percepito i propri limiti.
Ma dentro tutto questo è rimasta una certezza: «Tu, Signore, mi hai chiamato e tu mi devi aiutare». Una preghiera semplice e profonda, che restituisce il senso di un’intera vita sacerdotale: non una strada percorsa contando soltanto sulle proprie forze, ma un cammino affidato continuamente alla grazia di Dio.
Il sacerdote, ha ricordato don Nello, non è chiamato soltanto a occuparsi dei bisogni materiali delle persone, ma anche della loro vita interiore, perché ogni uomo possa trovare un senso e perché una città preoccupata e impaurita non diventi una città disperata.
Un augurio nel segno di San Francesco
Nella parte conclusiva dell’omelia, anche alla luce dell’anno dedicato alla memoria di San Francesco, don Nello ha affidato a tutta la Comunità un desiderio e una preghiera: che la propria vita sacerdotale possa essere sempre più simile alla Preghiera semplice attribuita a San Francesco, diventando strumento di pace, di perdono, di unione, di verità, di fede, di speranza, di luce e di gioia.
È questo il modo con cui don Nello ha scelto di dire il proprio grazie: un grazie a Dio per il dono ricevuto, alla Chiesa, ai confratelli, alle comunità incontrate e a tutte le persone che hanno condiviso con lui il cammino.
La celebrazione dei sessant’anni di sacerdozio diventa così un rendimento di grazie che coinvolge tutta la Comunità Pastorale. Una Comunità che oggi festeggia don Nello e che desidera riconoscere il bene seminato in tanti anni di ministero.
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