Domenica 5 luglio 2026 • VI Domenica dopo Pentecoste
Dove è il tuo tesoro, la sarà il tuo cuore. Nel vangelo di Matteo 6,21 risplende questa frase che può essere una sintesi stupenda anche della Parola di questa domenica che ci lascia una domanda profonda: dove stai mettendo il tuo cuore?
Luca con il suo vangelo delle Beatitudini rompe ogni logica umana di ogni tempo che crede che la vera felicità sta nell’avere soldi, ricchezza, cibo, insomma tutto quanto serve per vivere. Questa logica però viene smentita dalla realtà, anche nostra se ci pensiamo bene. Stiamo bene, è vero, ma la domanda profonda della Parola è una: stiamo veramente bene? L’abbondanza porta all’indifferenza, a vedere solo il nostro, quello che mi interessa, in giovani, adulti e anziani, portando a uccidere ed eliminare il senso vero del bene comune, il senso vero di comunità. Lo vediamo anche nei fatti delle ultime settimane che segnano non solo il nostro Paese, ma anche le nostre realtà locali, portando a una vera domanda: quale è la vera povertà che ci attraversa? Penso che sia solo una: il deviare il problema che non abbiamo più un pensiero nell’amministrare il bene comune, e peggio nell’accompagnare una comunità nella sua forza sociale e aggregativa. E il segno chiaro è quello che abbiamo visto e vedremo continuamente anche nella nostra realtà, davanti all’indifferenza della politica a guidare la cosa pubblica al vero bene. E’ scomodo, porterà forse a non veri appoggi, ma qui più che giochi da tavolo, c’è in gioco la verità della propria vocazione e della scelta.
Mi è capitata davanti una foto di un vescovo della nostra diocesi che in questi giorno sta visitando la sua missione diocesana in Zambia. Bambini e gente povera, senza niente, eppure felice. E poi un popolo giovane, un popolo che non vede nella vita un ostacolo, un problema, ma una ricchezza, la ricchezza che tiene veramente vivo un popolo. In questa foto risplende la beatitudine di Gesù che parte da ciò che agli occhi degli uomini sembra niente, ma che diventa invece terreno fecondo per una nuova strada, una nuova vita.
E’ la fecondità che ha sperimentato Mosè. Nelle diverse contestazioni che mette davanti a Dio alla luce della sua vocazione, alla fine Mosè vede le spalle di Dio, vede Dio nella sua gloria, in quella gloria che trasforma le aridità umane in strade di vita. E’ quello che capita anche a Paolo: Gesù ha trasformato Paolo in strumento del suo Vangelo, con la sua storia fatta di ombre e di luci di grazia.
Dove è il tuo cuore? La domanda non è scontata. Il potere del nostro cuore è grande. Può distruggere nel momento in cui si chiude come una corazza in sè stesso, può diventare invece strumento di vita nel momento in cui non trattiene nulla per sé, nulla per pochi, ma se guarda sempre al bene di tutti. Questo cuore invochiamo per noi, i nostri giovani, le nostre famiglie. Questo cuore invochiamo per la coscienza del nostro modo di essere paese, chiamato a un pensiero serio sul suo modo di affrontare la questione sociale che attanaglia la nostra realtà, richiamandola a un pensiero più alto e sviluppato, capace di stare dentro le vere sfide del nostro tempo.