Domenica 28 giugno 2026 • V Domenica dopo Pentecoste
Tra le tante mete dei nostri viaggi, la Parola oggi ci provoca con una domanda: quale è la meta della Tua Vita?
Ognuno di noi potrebbe rileggere le mete già vissute, le mete che ricordiamo anche con degli anniversari. Poi possiamo, in questa domanda, mettere anche le mete che vorremmo vivere nel futuro, breve o lungo. La Parola però dopo l’elenco che noi potremmo dare a questa domanda, ci rilancerebbe la domanda: quale è la meta della Tua Vita?
Davanti a questa domanda avremmo quindi le tentazioni che hanno abitato le risposte dei tre uomini che Gesù incontra quel giorno: quella del protagonismo che non ha radici vere, quella del vivere ogni istante come eterno o quella di guardare il passato, senza fare passi in avanti. Mentre rileggo con voi i tre uomini, penso a me e anche a tanti atteggiamenti nostri che rivelano queste tre tentazioni, presenti anche nell’agire comunitario.
La domanda, quindi, svela i freni che noi mettiamo alla nostra Vita, ma rivela anche come vivere il viaggio della Vita: imparando a non avere niente. Niente, sì, perché ogni stagione della Vita ha legami, relazioni, strumenti che ci accompagnano, ma quando rileggiamo la nostra vita, capiamo che a noi è bastata una certezza: quella di sentirci amati. Amati nel bene, perdonati nel male, ma sempre accompagnati da un amore che ci precede e ci accompagna. La domanda svela che è solo l’Amore la vera forza e il vero bagaglio da portare con noi, da indossare, da vivere. L’amore che rialza, l’amore che spinge, l’amore che invita ad avere poco, per gustare il tanto!
La domanda oltre a rivelare i freni e l’essenziale da portare, alla fine ci indica la meta. La meta non sono tanto le tappe intermedie che viviamo nel cammino, ma è una sola cosa, una sola emozione, quella della felicità. Non la felicità che è indifferenza, ne tantomeno la felicità che crede che sia tutto a posto. La felicità di dire, invece, che in verità, nonostante errori e incomprensioni, sono contento di come la mia vita è stata oggetto di amore e testimonianza dell’amore di Dio. E’ la felicità dei martiri, che consegnano il seme della loro testimonianza a Cristo, è la felicità di chi si affida a Gesù nell’ora del compimento della vita. La nostra meta è questa: uno stare bene nel bene compiuto e ricevuto, uno stare bene nella verità con la quale siamo stati testimoni del Suo Amore.
Questo è il segreto di Abramo, questo è il senso dell’essere suoi figli, dell’essere un segno di benedizione per tutti. Viviamo questa domenica con il desiderio di essere benedizione gli uni per gli altri, coscienti della vera meta da raggiungere ogni giorno: in Gesù essere per sempre un segno di bene per tutti, per sempre.