Domenica 14 giugno 2026 • III Domenica dopo Pentecoste

La liturgia di queste domeniche dopo Pentecoste ci aiuta a rileggere la storia della salvezza. Perché? Il segreto (paradossale) lo ritrovo nel titolo che indica il nostro cammino di presbiteri, cioè don. Questo titolo dice Dominus, il Signore. Il sacerdote è colui che indica il Signore a nome della Chiesa, cioè invita la Chiesa a camminare con il Signore nella storia. Rileggere la storia, allora, non vuol dire perdere tempo, ma tornare alla sorgente della fede.


E la sorgente è questa: Dio è amore. Dio è amore, amore che non da limiti e misure, amore che è abbondanza di doni. Quanta attenzione Dio da ad Adamo, a un uomo solo. In questo tratto del racconto l’autore fa memoria di tutta l’abbondanza di doni che Dio ha donato al popolo, nonostante le infedeltà. Dio non si trattiene, Dio continua ad agire con Amore perché desidera solo una cosa: la Vita del suo alleato.


Dio ama a tal punto da donare all’uomo il potere più grande e delicato, quello della libertà. Una libertà non sempre usata e vissuta bene, anzi! Il Vangelo ci dice chiaramente che l’uomo è chiamato a scegliere se stare o meno nella luce di Dio. Una luce fastidiosa per il male, perchè luce che fa emergere la nostra povertà, la nostra polvere. E fare verità di noi non è umiliazione, ma è libertà vera! Perché è lì in quella polvere che Dio prepara una grazia nuova, prepara una vita nuova, compie una nuova creazione, una nuova vita!


Lo vediamo in Paolo: nella lettera ai Romani Paolo sta parlando di sé, della sua vita, della sua vicenda. Le parole dell’Apostolo sono parole del cammino, sono parole di una maturazione stupenda, che prende coscienza del dono di Dio, che prende coscienza della povertà che è diventata grazia per i popoli di allora.


Tornare alla sorgente che è Dio allora nel tempo dell’estate vuol dire tornare a quella grazia che libera, che salva, che aiuta a vivere la fede non come norma, ma come esperienza, come vita da vivere. Vita bella perché chiamata, amata, salvata, da Colui che è Amore, da colui che crede veramente nel dono che siamo: il Signore.