Domenica 3 maggio 2026 • V Domenica di Pasqua
In alcune affermazioni che diciamo leggo e sento un capriccio. Il capriccio di non impegnarsi, il capriccio di non desiderare, il capriccio di volere fermarsi su tutto, per poi non avere niente in cambio. Io non credo, io sono cristiano non praticante, io non reputo necessario quello che voi proponete… alcune affermazioni che spesso si traducono in gesti arroganti e scontati, in gesti infelici fatte da persone che sanno più da dove cominciare, da dove ripartire.
Il capriccio alla fine blocca la nostra vita e l’impedisce di guardare con lucidità a chi è veramente il Dio cristiano, il Dio che si rivela in Gesù. Pietro quel giorno davanti alla fede di Cornelio e all’effusione dello Spirito su di lui prima e poi sugli altri pagani, prende coscienza di quale è il volto di Dio che Gesù continua con il suo Spirito a consegnarci: un Dio che ama senza restrizioni, senza doveri o imposizioni dure e strette. Un Dio che ama e che desidera per noi, suoi figli, il dono della verità che rialza, della verità che aiuta a vivere, ad affrontare ogni sfida della vita, ogni morte, ogni ostacolo, la verità che Lui non ci abbandona, ma ci invita a vivere nella risurrezione di Gesù, nella risurrezione del Figlio.
Questa è la Parola che Gesù lascia e continua a donarci nel cuore, se il cuore però è aperto a Lui, desidera veramente Lui: la Parola che genera Amore, che sgorga dal suo Amore e che diventa ogni giorno azione del suo Amore nel mondo. L’Amore di Gesù non è il protagonismo di una stagione, ma è un desiderio continuo che tutti sperimentino l’Amore. L’amore di Gesù non è compiacere i nostri desideri sbagliati o egoisti, l’Amore di Gesù desidera la vita vera, la vita che non si abbatte davanti alle sfide del momento, la vita che continua a vivere nella sua Risurrezione, nella sua Pasqua.
E’ in questo Amore vero che allora si staglia la nostra missione: quella di essere astri nel mondo, luci splendenti in un cielo buio, perché la vocazione del cielo non è quella di essere una cappa oscura che toglie speranza, ma la sua vocazione è quella di essere una porta che si apre al vero incontro con Colui che tutto ha pensato in bene e in pace. E se noi crediamo, mettiamo la nostra vita in Lui, in noi deve risplendere la sua Vita in verità, senza cadere in quei mille sotterfugi e mormorazioni che il male crea. Il male crea scompiglio, si insinua nelle cose che viviamo e creiamo come un serpente. Il Padre invece nel Figlio continua a rivelare il suo amore e in questo amore ad avere per noi desideri autentici di vita risorta. E il desiderio del Padre che accogliamo nel Figlio deve diventare anche il nostro desiderio: così si costruisce la Pace, così la nostra storia non sarà un crogiolo di buio, ma una strada di luce e di vita risorta!