Dalla domanda del dolore alla presenza che dona vita

Se tu fossi stato qui. Quante volte anche noi abbiamo usato un congiuntivo con Gesù, una frase ipotetica, mettendo in dubbio la sua presenza e la nostra fede. Non sei stato vicino a noi nel momento della sofferenza, del dolore, della morte Gesù. Tu, nostro amico, non ti sei degnato di venire accanto a noi, perché? Perché hai lasciato Lazzaro morire da solo? Questo penso essere il pensiero di Marta e di Maria. Il loro perché è e sono i nostri perché quando vediamo che il male e la morte sembrano vincere sulla vita.


Colpisce ai nostri occhi la risposta di Gesù in tutto il Vangelo. Risposta calma, decisa, che trova il culmine nella risposta a Marta: Tuo fratello risorgerà. Lei crede a una promessa futura, Gesù dona un presente. Un presente che è la sua persona, la sua identità di Figlio, un presente che è risurrezione e vita. Risurrezione perché quante volte noi sperimentiamo il fallimento, la fine di tutto, la frustrazione, il dolore, la tristezza… e poi ecco lì una luce, un segno semplice, un germoglio che lentamente vince sulle tenebre, su quella pietra che offusca il terriccio fertile del cammino, donandomi una forza nuova, la forza della risurrezione. Quante risurrezioni abbiamo sperimentato, e quante ne sperimenteremo.


E poi la vita: Slegatelo e lasciatelo andare dice Gesù riferendosi a Lazzaro. Quello non è più un corpo legato alla morte e al suo cattivo odore, quello è un uomo libero, vivo, e vivo per sempre, nonostante la morte fisica lo colpirà ancora… perché? Perché nel suo cuore Lazzaro ha sentito il pianto di Dio, il pianto di Gesù, fino a che punto Gesù ci ama, fino a vivere la nostra stessa compassione, il nostro stesso lamento, condividendo proprio tutto della nostra umanità, anche la ferita per la perdita di una persona cara. Sono le lacrime di Dio l’acqua di salvezza, la fonte di vita eterna in cui noi entriamo a far parte dal giorno del nostro battesimo: niente e nessuno, nemmeno la morte, potranno separarci da un amore che ci dona la vita, la vita per sempre in Dio come figli!


E’ in questo lasciarci amare da Dio che allora anche noi oggi, come Lazzaro, siamo chiamati per grazia a toglierci ogni benda e resistenza che mettiamo sul cammino, a lasciarci amare per il dono profondo che siamo e che possiamo essere per i fratelli, vincendo ogni forma di morte e di egoismo, chiamati a donare e ad essere opere buone, mani che alzano, parole che consolano, segni che narrano la Vita che è Dio, la Vita che il Signore continua e non smette mai di donarci a noi nella forza della risurrezione, nella forza di un per sempre alla nostra umanità. Un per sempre che è pianto, che è rottura, che è Vita.