La verità di Dio rende davvero liberi.

Siamo veramente liberi? La domanda che la Parola ci offre questa domenica non è scontata. Guardando al nostro mondo potremmo dire di sì: siamo liberi dalla guerra, da norme che violano i diritti delle persone, da dittature teocratiche,…. Gesù però oggi ci rifà la domanda: sei veramente libero?


Un uomo libero non è un uomo che può fare qualsiasi cosa. E’ invece un uomo veramente felice, felice nonostante le difficolta e gli imprevisti della vita. Un uomo veramente libero è un uomo che ha accolto l’invito di Gesù che dice Se rimanete nella mia parola, cioè se impariamo a vedere la fede non come un impegno, un dover fare, una minaccia alla nostra domenica, ma come una forza, una grazia, come la strada che dice chi siamo chiamati a essere veramente noi: figli, non orfani!


Questa è la vera libertà di Abramo e la vera libertà di chi accoglie Gesù nella sua vita. Abramo non ha conosciuto Gesù, ma si è fidato delle promesse di Dio. Dio che gli aveva promesse terre dove scorrono latte e miele e una generazione immensa. Se però ci pensiamo un attimo Abramo alla fine della sua vita ha avuto solo due figli, di cui uno da Sara, e come pezzo di terra le grotte legate alla sua tomba. Oggi noi volteremmo e voltiamo la faccia a Dio, addirittura lo uccidiamo quando non vediamo realizzato quello che da Lui ci aspettavamo. Abramo invece da uomo libero non è caduto nella tentazione del Diavolo “se tu sei Dio, devi fare per me…”, ma ha accolto il vero dono di Dio: la speranza, la virtù bambina che ha una forza trascinate stupenda, che invita fede e carità a non arrendersi, a non desolarsi nelle difficoltà del mondo, ma ad andare avanti. Fede e carità sono due giganti, la speranza è la virtù piccina, ma quella che trascina le altre. Abramo è morto nella speranza, e questa ha portato frutti, perchè anche noi siamo figli di Abramo, nel Figlio Gesù.


Figli di Abramo, cioè uomini e donne chiamati nella verità ad essere liberi, a non cadere nella tentazione terribile che anche il cristianesimo ha avuto e ha di incasellare l’agire di Dio dentro a schemi rigidi che uccidono la persona. Questo non vuol dire fare quello che vogliamo, ne tantomeno essere costretti, ma questo ci invita ad essere cristiani che non smettono mai di nutrire la propria umanità di speranza nell’incontro con un Dio che continua ad avere misericordia per noi, che continua a credere a noi nonostante le nostre continue distanze ed errori, a nutrirci di un Dio che desidera dare sapore alla nostra umanità, che non sa più che tempi e relazioni vive. Dio ci dona la Legge non per rimanere impigliati a delle norme, ma per gustare a pieno la nostra libertà di figli, per essere pienamente suoi figli, riconoscendo la sua alterità, imparando a incontrarlo nella preghiera di comunità, custodendo i legami e la loro bontà relazionale e sociale. La Parola batte la strada della libertà, la segna; la sua rilettura sbagliata la rende una maledizione che può anche ferire o persino desiderare di uccidere Dio: è quello che emerge alla fine nel dialogo difficile che Gesù vive con quei Giudei che stavano credendo in Lui.


Conoscerete la verità, e la verità vi farà liberi: questa è la strada della libertà, accogliere la presenza di Dio, il suo essere in Gesù come la vera occasione per dare il sapore giusto alla nostra umanità, quel sapore di amore, di pace, di rispetto, di fratellanza, quel sapore che vede Dio non come un estraneo, ma come un Padre che ci prende per mano e che sa quale pane quotidiano dobbiamo gustare ogni giorno. Possiamo vedere Dio così se impariamo veramente ad accogliere la verità della sua presenza, e in Lui, a lasciarci totalmente plasmare, ogni giorno, per sempre, come Abramo.