Domenica 8 febbraio 2026 • Penultima Domenica dopo l'Epifania
C’è una legge che determina ciò che è buono e ciò che è cattivo, ciò che è giusto e ciò che è sbagliato. Una legge che decide della vita dell’uomo nel bene e nel male, che determina il senso di vivere e meno. Una legge che dichiara giustizia.
La pagina del Vangelo, però, spiazza questa immagine giustizialista. Spiazza perché lancia come pietra una provocazione forte: chi può giudicare la vita di una persona? Chi può veramente dirsi giusto tra noi tutti? Siamo bravi a indossare i panni dei farisei e degli scribi, bravi perché alla fine maliziosi come loro: dietro alla giustizia che vogliono infliggere alla donna adultera c’è il desiderio di mettere alla prova Gesù, e quindi direi un adulterio peggiore di quello della donna, il non volere accettare Dio, il suo volto rivelato.
Chi può giudicare un uomo? Nemmeno Gesù, il figlio di Dio si assume questa responsabilità: nel momento in cui gli viene chiesto un giudizio, Gesù abbassa il volto, scrive, crea un tempo e un mondo nuovo, che solo un cuore che incontra la sua misericordia può vivere. In effetti ci sono due viaggi che partono in questo vangelo. Il primo viaggio è un allontanamento da Gesù: scribi e farisei davanti alla sua provocazione lo lasciano, cominciando dai più anziani. Chissà che rabbia, ma poi che domande quella provocazione gli ha lasciato. Il secondo viaggio inizia con una parola: donna. Gesù parla alla donna adultera come ha parlato con Maria alle nozze di Cana: dice donna, quindi l’inizio di un nuovo tempo, di una nuova creazione. La misericordia e la riconciliazione non sono un perdono facile come qualcuno crede, ma una presa d’atto di quello che siamo stati e soprattutto di quello che possiamo essere davanti agli occhi di Dio: creature nuove che non schiacciano altri, ma che li incoraggiano a intraprendere in verità il viaggio della vita. Un viaggio dove Dio paradossalmente pone la sua fede su di noi, su un cuore capace e desideroso in verità di ripartire con un nuovo slancio, non con pietre e punizioni, ma con amore. La misericordia di Gesù che siamo chiamati a sperimentare nella riconciliazione è sempre sguardo sulle nostre sofferenze, mai sull’errore del peccato.
Siamo quindi chiamati in questa domenica ad imparare lo sguardo di Dio e a saperlo accoglierlo per andare oltre quella fredda razionalità che non ci rende creature a sua immagine, ma che molte volte ci rende tristi, feriti e alla fine segnati dal male. La grazia che invochiamo è la grazia di uno sguardo e di un tempo nuovo, un tempo di misericordia, un tempo del cuore che sa vedere quell’essenziale che è respiro e che vita per tutta l’umanità.