La fede di Nicodemo

Nicodemo si è interessato di Gesù. Lui, membro del sinedrio, maestro in Israele e generoso
fedele di Dio, desiderava coglierne il mistero.
Ciò che sentiva di Gesù nel suo ambiente gli causava perplessità e sconcerto. Per questo
voleva approfondire il senso di questa predicazione diversa e coinvolgente.
Perciò va a parlare con Gesù, di notte.
Cristo lo accoglie con amicizia, l’ammira per i suoi interrogativi e propone una riflessione
apprezzata, che però rivela cose difficili da capire, perché presenta orizzonti impensabili
anche per uno studioso aperto al dialogo.
Gesù riconosce la sua onestà
e lo educa a credere che “bisogna rinascere dall’alto”.
Ma quell’invito resta ermetico: “Come può accadere questo?”.
Riprendendo un ricordo biblico drammatico (dei serpenti nel deserto), Gesù ricorda che
Mosè aveva fatto innalzare un serpente di bronzo perché chi lo guardava guariva.
La conclusione è strana: guardare in alto fa guarire. “Come Mosè innalzò il serpente, bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna”
(Gv 3,14-15).
Si tratta di una vera rivelazione a Nicodemo (e a noi): Dio, creatore dell’umanità, ha tanto
amato questo mondo da offrire il massimo di sé, il Figlio unigenito, per la salvezza di tutti.
La salvezza che Gesù ci dona è la liberazione da ogni peccato, ogni vizio, ogni imperfezione
di male. Una salvezza che dovesse convivere col peccato non sarebbe salvezza.
La fede cristiana non è un atto gratuito, solo di Dio verso di noi. È vero che Dio ci ha tanto
amato da dare suo Figlio, cioè ha considerato ogni persona, cui ha donato un cuore, più importante di se stesso: ha amato me quanto ha amato Gesù.
Ma se Egli ha amato il mondo, anch’io devo amare... Per questo tutti i gesti di amore,
di tenerezza, di amicizia, di dedizione, di cura premurosa di cui siamo capaci, rivelano l’amore
di Dio!
Quanto è distante da questo stile di Dio l’atteggiamento di chi si dice credente, ma poi sa
solo giudicare e condannare!
Invece la fede è un atto sempre bilaterale: è un’alleanza
tra noi e Dio, un patto da osservare per tutta la vita,
un impegno a due, tra noi e il Padre,
nella mediazione di Gesù Signore
e nella comunione del suo Santo Spirito.
Il pericolo della fede è sempre l’eresia, cioè la sua parzialità.